Riflessioni Di Una Gourmande: Siamo Ciò Che Mangiamo

Daniela Delli

La scorsa settimana è stata tra le più belle e serene di quest’ultimo periodo.

Dopo un pò di tempo durato quasi tutta l’estate ho riaperto le porte di casa agli amici.

Mi sono seriamente rimessa ai fornelli dopo tanto tempo che non lo facevo e ho riscoperto l’allegria che mi regala il gesto del cucinare.

Non so se capita anche a voi, ma quando mi preparo qualcosa da mangiare sono piuttosto sbrigativa e grossolana tra i fornelli.

Mangiare non è un desiderio, ma piuttosto un passaggio obbligato tra le mille cose da fare.

E quindi il sugo lo faccio cuocere giusto dieci minuti, anziché farlo insaporire lentamente; il riso lo faccio bollire invece di tostarlo e mantecarlo; le verdure le passo in padella anziché trasformarle in golose quiches.

Potrei tirare avanti con pasta al sugo e insalata verde senza batter ciglio, ma quando si tratta di nutrire gli amici la Martha Stewart che c’è in me esce fuori con prepotenza.

Ed è proprio in queste occasioni che la mia anima da milanese (adottiva) imbruttita si fa da parte per lasciare campo libero alla ragazza gourmande che abita il mio corpo ormai da quasi tre anni.

Ciò che amo di più quando ho ospiti a casa è viziarli con del CIBO VERO.

La spesa non la si fa al supermercato, bensì al mercato rionale, in bottega, direttamente dal produttore, nell’orto di mammà.. Insomma, gli ingredienti vanno acquistati da persone di cui ci fidiamo.

Perché se hai la materia prima buona allora sei già a metà dell’opera.

A casa mia non assaggerete mai una pizza preparata con una farina 00 setacciata con la calce (per renderla candida come la neve), la passata CIRIO in offerta e la mozzarella Santa Lucia nel pacco convenienza.

Le farine voglio sceglierle con cura, a costo di passare ore e ore su google (o per Milano) per trovare quelle totalmente commestibili, dato che quelle prodotte industrialmente non lo sono (approfondisci l’argomento qui).

La salsa di pomodoro me la procuro da mia mamma o “la faccio salire” da mia suocera.

Gli ingredienti in entrambi i casi? Pomodori dell’orto, acqua e sale.

Il formaggio per la margherita è un mix di treccia e scamorza di bufala e del fiordilatte.

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Lo acquisto in due negozi specializzati a Milano in “prodotti caseari così buoni da farti scendere la lacrimuccia”: La Contadina e il Centro della Mozzarella.

Ogni volta che entro in uno di questi posti la mia solidarietà e ammirazione vanno a quegli intrepidi corrieri che percorrono ogni notte l’Autostrada del Sole per recapitare nella bella Milano burrate e mozzarelle.

Per me sono loro i veri eroi moderni. Insieme ai contadini e agli artigiani del cibo che continuano a farci mangiare bene nonostante tutto.

E con tutto intendo una pressione fiscale ingestibile, il mobbing esercitato da vari colossi agro-alimentari, la gente che si ostina a mangiare i surgelati o i quattro salti in padella..

Quando capiremo che siamo davvero ciò che mangiamo?

Alla veneranda età di 32 anni ho raggiunto la consapevolezza che mangiare di meno ma con qualità non è una rinuncia ma un privilegio.

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E quindi preferisco dire no a una bella borsa o a un paio di scarpe nuove e utilizzare quel gruzzolo per acquistare del cibo degno di essere chiamato tale.

E pensare che c’è ancora gente che per questo mi definisce pazza!