Positività e Risate. Così si Combatte la Crisi (di Lavoro)

Daniela Delli

Ieri su Facebook ho scoperto che un motore di ricerca lavoro di cui non farò il nome (indeed.com, HA!) ha pubblicato un annuncio in cui si ricercavano educatori/educatrici in una scuola per l’infanzia a Milano. Si offriva naturalmente una collaborazione temporanea con un “lauto” rimborso spese di 100 euro mensili.

Contemporaneamente ricevevo la telefonata di una mia cara amica che mi raccontava della sua disavventura capitatale durante un colloquio di lavoro. La cara intervistatrice, dopo un colloquio dalle pieghe entusiasmanti le ha chiesto quanti anni avesse suo figlio. 11 mesi è stata la risposta, quasi imbarazzata, della mia amica.

Naturalmente (???) i toni si sono notevolmente irrigiditi e la mia amica è uscita da quella stanza con la piena consapevolezza che quel lavoro non l’avrebbe mai visto manco in cartolina.

Intanto a fine mese una mia ex collega dovrà raccogliere le proprie cose e sgomberare la scrivania che aveva occupato per più di 3 anni in un’azienda che le aveva promesso mari e monti e per cui ha rinunciato ad una sana vita sociale, sgobbando davanti al PC anche 12 ore al giorno. L’eredità di questa esperienza lavorativa? Una bella gastrite cronica.

Whatsapp trilla: è il mio migliore amico. Un trentenne rampante con alle spalle una dura gavetta e che ora occupa con orgoglio una posizione di rilievo in una nota banca.

Ha appena vomitato perchè è stato costretto dal suo management a licenziare su due piedi una sua collaboratrice. Non abbastanza valida per quell’azienda, gli hanno detto. Forse un pò lo pensava anche lui ma ora è in bagno a piangere, consapevole di non essere pronto alla freddezza spregiudicata che si richiede silenziosamente a chi vuole fare carriera.

Ed ecco che ricevo la quarta email della giornata di mio cugino.

Lui ha mollato fidanzato e una città che amava per ritornare a Milano. L’azienda per cui lavorava come direttore di negozio gli ha finalmente riconosciuto l’arduo lavoro e il talento innato (se ve lo stavate chiedendo: no, non era una città italiana) e ora si ritrova ad avere un ufficio tutto suo con vista duomo.

Nelle email mi chiede consigli su come muoversi in azienda, lui che non ha mai assistito a riunioni di ciclo in cui volano coltelli che manco il Cirque de Soleil o a guerre fredde tra segretarie gattare. Ad ogni email il tono è sempre più allarmato.

Non ho scritto questo post per offrirvi una morale. Una morale, in effetti, non credo nemmeno che ci sia in queste quattro storie.

Credo sia stato più un voler dare sfogo alle ansie e paure di tutti. Per dirvi che non siete soli e che certe situazioni non capitano solo a voi.

La soluzione per affrontarle, come consigliato a tutti i miei amici è certamente riderne su, accettare il fatto che in Italia (veramente solo in Italia?) queste realtà sono all’ordine del giorno, ma che no, non bisogna farsi affliggere.

Daniela Delli

Per una donna scartata ai colloqui perché mamma, c’è una madre-lavoratrice con un part-time flessibile, per una precaria a cui non hanno rinnovato il contratto ce n’è una che a cui hanno appena offerto un indeterminato. Per un manager in conflitto con i propri colleghi, ce n’è uno che si gode una pausa caffè con la segretaria (da leggersi senza malizia).

A volte per trasformare in meglio una GIORNATA NO basta una bella risata, due chiacchiere con un amico e avere la consapevolezza che domani andrà meglio.

Si chiama POSITIVITA’.