Milano è Bellissima Vol. III: Porta Nuova Mon Amour

Daniela Delli

Spesso mi sono ritrovata a difendere quello che secondo me è diventato il quartiere più interessante di Milano degli ultimi mesi.
Naturalmente non sto parlando dei Navigli e della sua Darsena, neighborhood osannatissimo da milanesi e non nelle ultime settimane.

La zona incriminata è quella di Porta Nuova.

La sua colpa? Essere diventato un quartiere all’avanguardia, fatto di grattacieli vetrati e cemento e di conseguenza di aver tolto una piccola speranza a quegli abitanti tanto bisognosi di verde.

Sarà che questo progetto l’ho visto crescere fin dalle fondamenta.

Fin da quando circa cinque anni fa alla fine di Corso Como squadroni di ingegneri e operai avevano scavato un cratere grosso così.
Ci ero passata per caso, a Milano mi ero trasferita da pochi mesi ed ero capitata senza volerlo in quello che mi avevano indicato come il centro nevralgico della movida meneghina.

Bah, era stato il mio commento.

Poi i lavori avevano iniziato a delineare, mese dopo mese, un nuovo skyline.

L’ho visto crescere, proprio come un bambino, il mio bambino.

Quando poi hanno iniziato ad appiccicare ai palazzi tutte quelle finestrone vetrate il mio cuore ha avuto un sussulto che mi ha riportata dritta all’estate 2004, quando con cinque amici avevo affittato un appartamento proprio di fronte all’Empire State Building.

Milano come New York, era stato il mio status update su Facebook.

Aperta ai cambiamenti, luminosa più delle stelle, ombelico del mondo.

Cuore e mente e gambe che corrono da Melchiorre Gioia su su fino al secondo piano di Replay.

Passerei ore e ore a sorseggiare un cappuccio, divorandomi il mio libro preferito ai tavoli della Feltrinelli, mi anchiloserei le ginocchia pur di cogliere lo scatto perfetto, quello che ancora nessuno ha ancora catturato, attenderei le ore più buie per farmi una passeggiata a piedi nudi nella fontana ai piedi della Torre Unicredit.

Milano è Bellissima, sussurrerei a chi mi direbbe il contrario.