Lavoro: Quando e Perché E’ Giusto “Mollare”

Daniela Delli

Il mio post del 1° Maggio sul lasciare un contratto a tempo indeterminato ha fatto il boom di visualizzazioni questo mese.
Onestamente un pò me lo aspettavo perchè il tema del lavoro precario è sempre attuale, soprattutto in questo periodo.

Quello che non mi aspettavo invece sono state le numerose email ricevute nei giorni successivi in cui molti di voi mi hanno raccontato la loro esperienza. Email anche lunghissime, piene di emozioni e testimonianze talmente personali che mi hanno fatto sentire un pò psicologa, un pò sorella maggiore (nonostante i 40 anni di alcuni mittenti).

tasse-disperazione

La maggior parte delle persone che mi ha scritto sono lavoratori dipendenti che vorrebbero lasciare il loro posto (fisso e/o precario) ma che non sanno cosa fare dopo un eventuale licenziamento.
Molti di loro, in effetti, non sanno nemmeno perché lo vogliono lasciare quel benedetto lavoro.

Partiamo da un presupposto che ho (quasi) sempre fatto mio nel lavoro: mai lasciare il certo per l’incerto.

E col binomio certo/incerto non intendo il posto di lavoro ma sè stessi.

In passato infatti mi è capitato di licenziarmi su due piedi, senza avere né un lavoro-cuscinetto né un piano di riserva.
E’ stato il mio primo impiego a Milano, in un’agenzia di Comunicazione e Eventi. Un lavoro creativo certo , ma in un ambiente gretto, con un capo-bambino accentratore che non aveva ancora maturato una solida leadership. Dopo 6 mesi non ne potevo più e con calma e fermezza gli ho comunicato che me ne andavo, tra l’altro con sua grande sorpresa (!!!).

Su di me pesavano due grossi macigni: l’affitto e l’improvviso status di disoccupata.

Eppure mai scelta fu più provvidenziale!

Ho deciso in fretta le mie dimissioni, perciò non ho avuto il tempo di iniziare a mandare curriculum a destra e a manca mentre lavoravo.

Avevo però una certezza nonostante la precarietà che mi circondava inesorabile: me stessa.

Quando ho deciso di lasciare l’agenzia non ho mai pensato di rimanere senza lavoro per un periodo troppo lungo. Nonostante abitassi da sola in una città non mia e con poco più di 1500 euro sul conto non mi sono mai sentita veramente sperduta.

Ero giovane (avevo 25 anni), avevo una gran voglia di lavorare e con un buon background scolastico e lavorativo.
Ho passato i due mesi successivi a fare colloqui di tutti i tipi, sia per il lavoro dei miei sogni che per attività che con quello per cui avevo studiato non c’entravano assolutamente nulla.

Ad ogni colloquio che facevo mi sentivo sempre più sicura e gasata, sapevo cosa dire e come vendere la mia esperienza e soprattutto avevo intuito cosa i potenziali datori di lavoro volevano sentirsi dire.

Ma soprattutto sorridevo, sempre e comunque.

Sia che si trattasse di un lavoro a 14 mensilità sia che mi ritrovassi attorno a un tavolo insieme ad altre venti persone per cercare di conquistarmi un contratto part-time in un call-center.

Questo mio atteggiamento positivo mi ha permesso di non crollare mai e soprattutto, alla fine, di trovare un buon lavoro. Un contratto di soli 18 mesi, certo, ma con uno stipendio finalmente degno di essere chiamato tale e soprattutto un ambiente dinamico e internazionale.

Coccolata dalla bambagia e dal calore di un nuovo lavoro, mesi dopo, ho veramente realizzato il perché avessi deciso di licenzarmi dalla vecchia agenzia.

Non perché non sopportavo la boria e l’arroganza del mio ormai ex-capo, ma perchè avevo scelto di non accontentarmi.

Non accontentarmi di uno stipendio che non arrivava nemmeno ai mille euro al mese.
Non accontentarmi di un lavoro sì creativo, ma in un ambiente piatto e provinciale (nonostante gli uffici in Porta Romana).
Non accontentarmi di un capo che non ti diceva mai grazie, ma solo fai e muoviti.
Non accontentarmi di lavorare 12 ore al giorno senza straordinari né rimborsi spese.

Ecco perché allora ho deciso di lasciare il mio lavoro.

Anni dopo mi sono licenziata da un lavoro a tempo indeterminato per tutt’altre motivazioni, ma questa è un’altra storia.

E tu? Perchè vorresti lasciare il tuo di lavoro?