Lavorare In Azienda: La Formula Per Essere Felici

Daniela Delli

Quando decisi di inserire un blog all’interno del mio website pensai di impostare il mio piano redazionale su topic e toni del tutto professionali.

L’idea di partenza era quella di illustrarvi, attraverso le mie esperienze sul campo, quanto può essere dura ma anche meravigliosa la vita del freelance.

Poi succede che la vita di tutti i giorni lontana dagli orari lavorativi ti riempia inevitabilmente di stimoli esterni.
Ad esempio capita che esci a cena con degli amici dopo un evento che ti ha riempito il cuore e gli occhi (in questo caso Orticola 2015) e ti ritrovi a passare metà della serata a parlare comunque di lavoro.

Discutevo piuttosto animatamente con uno dei miei più grandi amici della differenza tra lavoro da dipendente e lavoro freelance.

La nostra discussione vertiva non tanto sugli orari di lavoro o sui guadagni di uno o dell’altro come spesso mi capita con altre persone, ma sull’ambiente lavorativo con cui ci si scontra tutti giorni, sia che si timbri un cartellino sia che si lavori a partita IVA.

Proveniendo entrambi dalla stessa azienda e avendo lavorato insieme per diverso tempo sapevamo di cosa stavamo parlando.
Mentre io ho deciso di lasciare la vita aziendale per mettermi in proprio, il mio amico ha continuato a lavorarci diventando nel giro di pochissimo tempo manager di un ramo fondamentale dell’azienda e a capo di un team di diverse persone, alcune anche più vecchie di lui (sto parlando di un ragazzo di 30 anni!).

Tutti e due oggi siamo felici e soddisfatti delle pieghe che hanno preso le nostre vite professionali.

Certo per entrambi i margini di miglioramento sono (e devono essere) tanti, ma abbiamo la comunque la consapevolezza di stare facendo ciò che più si addice non solo al nostro “talento lavorativo”, ma soprattutto alla nostra personalità.

Per fare carriera o comunque vivere bene all’interno di un’azienda non bisogna solo lavorare in un team affiatato o percepire un buon stipendio.

Certamente è necessario fare molti compromessi, anche antipatici. Trovare il giusto equilibrio tra ufficio e lavoro. Rendere felice il proprio capo. Cercare di mediare con i propri colleghi. Partecipare a pranzi di lavoro noiosi e con persone che proprio non ti vanno giù.

The Wolf Of Wall Street

Ma si può dire che gli stessi compromessi, sacrifici e mediazioni esistono, magari in forme differenti, anche nel lavoro autonomo.
C’è però un elemento fortemente discriminante che differenzia appunto questi due mondi e che influenzano davvero l’umore del lavoratore dipendente.

Secondo me per performare al meglio all’interno di una grande azienda, ancor più se si tratta di una multinazionale, è fondamentale abbracciarne e condividerne i valori.

In un ambiente lavorativo dove si bada quasi esclusivamente a business e fatturato e dove spesso ci si sente alla stregua di un numero, è importante sentirsi nonostante tutto una risorsa.

Fare il proprio lavoro non solo per pagarsi il mutuo, ma anche per sentirsi orgogliosi dei risultati che si ottengono.

Credere che in qualche modo le proprie azioni possono fare la differenza per chi usufruisce del servizio e del prodotto che si crea e sviluppa all’interno della propria azienda.

Dopo le riflessioni fatte insieme attorno al tavolo del ristorante ho preso consapevolezza del perché al lavoro mi sentivo così oppressa e così straniata dall’ambiente che mi circondava.

Nelle varie aziende in cui sono stata assunta non credevo in ciò per cui stavo lavorando.

Avevo perso sorriso ed entusiasmo.

Ed è proprio quando ci si rende conto che non si sta facendo qualcosa che ci fa battere il cuore che è tempo di fare dei cambiamenti.

Ed ora che ci penso questo principio vale anche al di fuori dell’ufficio!