365 Giorni Dopo: La Mia Nuova Me (Che Mi Piace Assai)

Daniela Delli

In questo lungo weekend di lavoro appena passato, tra febbre a 38°, raffreddori cronici e folate di Vicks Vaporub in tutta casa, mi sono accorta di aver perso totalmente la cognizione del tempo.

Succede quando il tuo lavoro ti assorbe così tanto da ritrovarsi la sera ancora al PC e desiderare ardentemente di poter avere a disposizione giornate lunghe 48 ore.

Daniela Delli

Fatto sta che stamattina il mio fidato Google Calendar mi ha ricordato che siamo già arrivati al 2 Novembre.

L’anno scorso a quest’ora era una piovosa domenica mattina.
Da poco più di 24 ore avevo ufficialmente intrapreso la mia nuova vita ed ero spaventata a morte.

Non lo facevo trasparire, ma in realtà me la facevo sotto. Non tanto per quel giro di vite considerato da molti sconsiderato, o per l’incertezza che da quel momento in poi avrebbe segnato costantemente la mia esistenza.

La mia paura più grande aveva a che fare col fallimento. Il timore di fallire davanti a tutti. Di non riuscire a realizzare quelli che fino a qualche tempo fa ancora chiamavo sogni.

Mi sono accorta nel corso di questo lungo anno che è molto più facile dare un nome così etereo e sfuggente ai propri desideri.

Visualizzarli in una forma intangibile, quasi impossibile da toccare, o sfiorare con un dito, forse, giustifica il fatto di lasciarli lassù a galleggiare tra i nostri continui dubbi, in sospeso tra un “..e se?” e un “ma chi me lo fa fare!”.

 

Ecco, io il 2 Novembre dell’anno scorso, mentre facevo colazione con un crumble di mele e un caffé nerissimo, ricordo che guardavo la pioggia battere sulla finestra della cucina e mi chiedevo

Chissà cosa starò facendo tra un anno..Dove cavolo sarò? Sarò felice? Avrò realizzato i miei sogni? Mia mamma sarà orgogliosa di me? E io? lo sarò? Orgogliosa, serena, leggera, sorridente, piena di energie?

Tutto quello che avevo smesso di essere da troppo tempo, insomma.

E’ proprio vero che il tempo, alla lunga, guarisce tutte le ferite di un’anima in pena come la mia.

A me sono serviti parecchi mesi per iniziare, seppur lentamente, a riconoscermi.  

A ridisegnare una bella curva all’insù nel mio cuore, a tornare a scorgere stelline lucenti nei miei occhi, a fermarmi a chiacchierare con i miei vicini di casa, a comprare orchidee perché una casa con i fiori freschi è più bella, a tirare fuori dall’armadio la mia reflex e ricominciare a scattare, a fare nuove amicizie perché non è vero che dopo i trent’anni è impossibile incontrare persone che poi rimarranno nella tua vita..

Credo di aver fatto più cose per me stessa in questi ultimi 365 giorni che in tutti i 31 anni precedenti.

 

Mi sono presa del tempo per me stessa, ho viaggiato per schiarirmi le idee, sono ritornata per metterle in pratica, queste idee. Mi sono rimboccata le maniche, mi sono posta millemilioni di domande, fatta assalire da dubbi amletici. Mi sono fatta aiutare, ascoltando i consigli di chi ne sapeva più di me, ho sbagliato e ho provato a imparare dai miei errori.

Ho fatto cose che pensavo di non essere in grado di fare, e solo perché prima evitavo di farle. Mi sono messa alla prova, semplicemente.

Ho avuto paura di fallire per poi ballare la danza della felicità quando invece, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mi ritrovavo a imbroccarne una, e poi un’altra, e un’altra ancora.

E oggi mi ritrovo qui, stanca, stancherrima. Ma soddisfatta. E propositiva. E piena di idee, di cose da fare, scadenze da rispettare, storie da scrivere e bellezze da fotografare.

Cipolle_Fotor

In questo ultimo anno ho capito che la felicità parte da noi stessi.

Perché non c’è fidanzato perfetto, o casa in centro, o lavoro ben remunerato, o figlio scuola-casa-chiesa che potrà mai sopperire a quei vuoti impercettibili ma costanti che abitano la pancia di un’anima che si trascura.

Forse il segreto sta nel rompere gli schemi sociali. Smettere di avere paura solo perchè gli altri ne hanno. Fare un salto in quel vuoto e vedere che succede.

Perché alla fine che cosa abbiamo da perdere se non un po’ di quel tempo che troppo a lungo abbiamo negato a noi stessi?